Esami e referti

Astenia di natura non determinata: cosa vuol dire quel referto

Francesca Mannini 5 min di lettura
Astenia di natura non determinata: cosa vuol dire quel referto

In breve: «di natura non determinata» (abbreviato NDD) accanto alla parola astenia vuol dire una cosa sola: gli accertamenti fatti fino a quel momento non hanno individuato una causa alla stanchezza. È una constatazione sul punto in cui è arrivato il percorso diagnostico. La causa può esistere e stare ancora fuori dal raggio degli esami eseguiti. Cosa intendesse esattamente chi l'ha scritto lo può dire solo lui: quel foglio è materiale per la prossima visita.

Prima di tutto il resto. Una stanchezza che dura è materia del medico. Il medico che ha firmato quel referto, o il tuo medico di base, sono le persone a cui va portato quel foglio. Qui si spiegano le parole. Le decisioni cliniche restano loro, sempre.

Cosa vuol dire «di natura non determinata»?

Vuol dire che la natura del disturbo — cioè la sua origine — non è stata individuata dagli accertamenti eseguiti. È una frase sul percorso diagnostico, e registra dove quel percorso è arrivato: hanno cercato, e in quello che hanno cercato non è emerso nulla che spieghi la stanchezza.

NDD è la sigla della stessa cosa. Compare come «astenia NDD», «astenia di NDD», «astenia n.d.d.». Le abbreviazioni cambiano da uno studio all'altro e da un reparto all'altro: se hai il dubbio su cosa intendesse chi ha scritto, la domanda va fatta a lui. Ci mette dieci secondi a rispondere.

«Non determinata» vuol dire che sto bene?

Il referto registra quello che gli esami hanno visto. «Stai bene» sarebbe una frase diversa, e quella frase lì non c'è scritta.

Un esito negativo funziona così: esclude le cose che sono state cercate, con gli strumenti usati, nel giorno in cui sono state fatte. Fuori da quel perimetro resta tutto il resto. Ci sono tre distanze che vale la pena tenere separate, perché nella testa di chi legge si schiacciano in una sola:

Chi torna a casa con quel foglio spesso legge la terza riga anche se sulla carta ci sono solo le prime due. E da lì nasce la parte peggiore: la sensazione di doversi giustificare per una stanchezza che il foglio, apparentemente, smentisce.

Perché un medico scrive «non determinata» invece di una diagnosi?

Perché la stanchezza è un sintomo. Un sintomo aspecifico, per giunta: attraversa molti apparati e compare in condizioni lontanissime fra loro. Per arrivare a una diagnosi si procede per gradi, e si escludono le ipotesi più frequenti prima delle altre. Finché quel lavoro è in corso, «non determinata» descrive la situazione con precisione.

Ci sono altre due ragioni, meno intuitive. La prima è il tempo: alcune condizioni si vedono in un prelievo di marzo e non in quello di novembre, o viceversa. Un valore nella norma oggi è una fotografia di oggi. La seconda è il perimetro della richiesta: un pannello di primo livello guarda alcune cose — funzione tiroidea, ferro, glicemia, qualità del sonno sono tra le prime che un medico considera — e ne lascia fuori altre, che si aggiungono solo se il quadro lo giustifica. Quali accertamenti possono mancare quando gli esami tornano normali è una domanda legittima, e va fatta al medico con quel foglio in mano.

Quel referto è una diagnosi?

No. È il resoconto di un accertamento. La diagnosi è un atto che spetta al medico, arriva dopo, e può richiedere altri passaggi. Una dicitura che dichiara di non aver determinato l'origine di un sintomo sta dicendo a che punto è il percorso.

Questa distinzione conta anche per un'altra ragione. Nel frattempo, in giro, qualcuno leggerà quel foglio e ti dirà che sa da dove viene. Chi lo fa sta indovinando: dalla tua storia, dal tuo carattere, da come racconti le giornate. Un'ipotesi detta con voce sicura resta un'ipotesi.

Il posto in cui ti trovi adesso

La cartellina è diventata spessa. Il prelievo di gennaio, quello di aprile, la visita durata dieci minuti dopo tre settimane di attesa. Il foglio con «astenia di natura non determinata» sta sopra gli altri, ed è quello che hai letto tre volte in macchina prima di mettere in moto.

Intanto la stanchezza fa sempre la stessa cosa. Lo stesso orario. Lo stesso punto della giornata in cui la testa si stacca. La stessa sensazione di aver dormito otto ore e di essere già a terra al risveglio. È una cosa che si ripete uguale, e la ripetizione è un fatto: si può segnare su un calendario, si può contare. Chi te la descrive come un'impressione ti sta togliendo l'unico dato preciso che possiedi.

Poi c'è la frase. «Gli esami sono a posto.» Detta con le mani sul tavolo, mentre tu sei ancora seduto e ti chiedi cosa fare del resto del pomeriggio. Quel momento lì succede a molte più persone di quanto sembri, e succede in silenzio, perché si racconta male.

Cosa farci con quel foglio

Torna da chi l'ha scritto. Quattro domande da portare, scritte prima per non dimenticarle sulla porta:

  1. Cosa è stato escluso con questi esami, in concreto?
  2. Cosa resta fuori dal perimetro di quello che abbiamo guardato?
  3. Fra quanto ha senso ricontrollare, e cosa esattamente?
  4. Quali segnali devo riferirle subito, senza aspettare il prossimo appuntamento?

La quarta è la più importante e quasi nessuno la fa. Chiedila.

Quello che non si sa

Va detto per intero, perché su questo tema la sicurezza si vende bene e costa poco a chi la vende.

Non si sa perché una stanchezza resti quando gli accertamenti tornano nella norma. Non esiste una spiegazione unica, e chi te ne offre una in una riga sta semplificando qualcosa che i medici che ti seguono stanno ancora guardando.

E sull'ipnosi le prove sono molto più strette di come vengono raccontate in giro. Lo trovi scritto per esteso, con tutto quello che manca, in cosa dicono davvero gli studi sull'ipnosi.

Francesca Mannini lavora con l'ipnosi regressiva: un percorso di conoscenza di sé, che sta accanto al medico e resta lì. Quel referto appartiene al percorso clinico, e ci resta. Se vuoi capire cosa succede in una seduta, il colloquio serve a questo.

Il foglio che hai in mano dice a che punto sono arrivati gli accertamenti. Dice questo. Il resto lo scrive la prossima visita.

Domande frequenti

Cosa significa astenia NDD?
Astenia NDD significa «astenia di natura non determinata»: stanchezza la cui origine non è stata individuata dagli accertamenti eseguiti fino a quel momento. È una constatazione sul punto a cui è arrivato il percorso diagnostico. Le abbreviazioni variano da studio a studio: per sapere cosa intendesse chi l'ha scritta, la domanda va fatta a lui.
«Astenia di natura non determinata» vuol dire che non ho niente?
No. Il referto registra che gli esami eseguiti non hanno individuato una causa. Un esito negativo esclude le cose che sono state cercate, con quegli strumenti, in quel giorno. Che una causa non esista è un'affermazione diversa, e il referto non la contiene.
Astenia NDD è una diagnosi?
No. È il resoconto di un accertamento. La diagnosi è un atto che spetta al medico e arriva dopo, eventualmente con altri passaggi. Una dicitura che dichiara di non aver determinato l'origine di un sintomo sta indicando a che punto è il percorso.
Cosa devo fare se sul mio referto c'è scritto astenia di natura non determinata?
Portare quel foglio al medico che l'ha scritto o al medico di base, e chiedere quattro cose: cosa è stato escluso, cosa è rimasto fuori dagli accertamenti fatti, fra quanto ha senso ricontrollare e cosa, quali segnali vanno riferiti subito senza aspettare il prossimo appuntamento.
Se gli esami sono negativi vuol dire che la stanchezza è dovuta allo stress?
Il referto non lo dice, e nessuno può ricavarlo da un esito negativo. Attribuire una causa a un sintomo è un atto clinico che spetta al medico, dopo valutazione. Un esame nella norma esclude quello che è stato cercato: il resto resta fuori.

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